Tina Turner

Tina Turner
(nascita 26-11-1939)
(f. 1955 )

Tina Turner

La Regina del Rock ‘n’ Roll che ha Sconfitto l’Inferno per Conquistare il Mito.

What’s Love Got to Do With It
The Best

Ci sono voci che cantano le canzoni e voci che, invece, cantano la vita. Quella di Tina Turner non era solo una voce: era un ruggito di graffio e seta, un tuono che scuoteva i palcoscenici di tutto il mondo e un simbolo vivente di resilienza. Nata nella povertà della segregazione razziale, sopravvissuta a un matrimonio infernale fatto di violenze inaudite, Tina è riuscita a rinascere dalle sue stesse ceneri a quarant’anni passati, diventando la più grande icona del rock femminile della storia.

Questa è la sua biografia definitiva, un viaggio nei dettagli più intimi e straordinari di una donna che ha ridefinito il concetto di forza.

Anna Mae Bullock: Le Radici Rurali a Nutbush

We Don’t Need Another Hero
Private Dancer

La storia di Tina Turner inizia il 26 novembre 1939 a Nutbush, una minuscola comunità rurale del Tennessee. Registrata alla nascita come Anna Mae Bullock, è la figlia minore di Zelma Priscilla e Floyd Richard Bullock, una coppia di mezzadri. La sua infanzia è tutt’altro che serena: la famiglia è povera e l’atmosfera domestica è instabile, segnata dai continui litigi dei genitori.

Durante la Seconda Guerra Mondiale, i genitori si trasferiscono per lavorare in una fabbrica di munizioni, lasciando Anna Mae e sua sorella maggiore Alline con i nonni, figure severe e profondamente religiose. È proprio in questo periodo che la piccola Anna Mae scopre la musica, cantando nel coro della chiesa battista di Spring Hill a Nutbush.

Quando Anna Mae ha appena 11 anni, sua madre abbandona la famiglia per sfuggire alle violenze del marito; due anni dopo, anche il padre se ne va. Le sorelle vengono separate e cresciute da vari parenti. Nel 1956, alla morte della nonna, la sedicenne Anna Mae si trasferisce a St. Louis, nel Missouri, per ricongiungersi con la madre. Questo spostamento cambierà per sempre il corso della sua esistenza.

L’Incontro con Ike Turner e la Nascita del Mito

Better Be Good To Me
Foreign Affair

A St. Louis, Anna Mae e la sorella Alline iniziano a frequentare i club musicali della città. Una sera del 1957, al Club Manhattan, la giovane resta folgorata dall’esibizione di un gruppo R&B locale: i Kings of Rhythm, guidati dal carismatico e talentuoso polistrumentista Ike Turner.

Anna Mae chiede ripetutamente a Ike di poter cantare con la band, ma lui la ignora, considerandola solo una ragazzina. La svolta arriva una sera in cui il batterista del gruppo le passa il microfono durante una pausa: Anna Mae intona un brano di B.B. King. La sua voce potente, viscerale e carica di blues lascia Ike letteralmente a bocca aperta. Da quella sera, entra ufficialmente nel gruppo come corista.

La vera svolta commerciale avviene nel 1960. Ike scrive un brano intitolato “A Fool in Love”, destinato a un cantante maschio che però non si presenta in studio di registrazione. Anna Mae si offre di incidere la traccia come guida vocale. Quando il presidente della scuderia discografica Sue Records ascolta il nastro, intuisce il potenziale devastante di quella voce: offre a Ike un anticipo di 25.000 dollari per i diritti del brano e convince il musicista a mettere la ragazza al centro del progetto.

Ike, fiutando l’affare e volendo mantenere il controllo totale sulla giovane, decide di cambiarle il nome. Senza chiederle il permesso, la ribattezza Tina, ispirandosi a “Sheena, la regina della giungla”, e le impone il suo cognome, registrandolo come marchio. Nasce così la Ike & Tina Turner Revue.

Gli Anni d’Oro e l’Inferno Domestico

Typical Male
I Don’t Wanna Lose You

“A Fool in Love” diventa un successo clamoroso, scalando le classifiche pop e R&B. Tra il 1960 e il 1975, la Ike & Tina Turner Revue si trasforma in una delle macchine da spettacolo più travolgenti d’America. Supportati dalle Ikettes (le coriste e ballerine di sfondo), i due portano sul palco un’energia sessuale e musicale mai vista prima. I capelli selvaggi di Tina, le sue gambe vertiginose e i suoi movimenti frenetici ipnotizzano il pubblico.

Nel 1962 i due si sposano a Tijuana, in Messico, ma dietro i riflettori e i successi commerciali – come la monumentale “River Deep – Mountain High” (prodotta da Phil Spector nel 1966) e la celeberrima cover di “Proud Mary” (1971), che vale loro un Grammy – si nasconde un incubo atroce.

Ike Turner soffre di gravi sbalzi d’umore, amplificati da una devastante dipendenza dalla cocaina. Geloso del talento di Tina e ossessionato dal controllo, inizia ad abusare di lei fisicamente e psicologicamente. Per sedici anni, Tina subisce percosse brutali: Ike le rompe la mascella, le rompe il naso, le spegne sigarette addosso e la costringe a salire sul palco coperta di lividi e con il sangue in gola. Nel 1968, schiacciata dal dolore, Tina tenta il suicidio ingerendo 50 pillole di Valium prima di un concerto, venendo salvata in extremis.

La svolta spirituale avviene nei primi anni ’70, quando un’amica le fa conoscere il Buddismo Nichiren. Tina inizia a recitare quotidianamente il mantra “Nam Myoho Renge Kyo”, una pratica che le dona la forza interiore e la chiarezza mentale necessarie per capire che merita una vita diversa.

La Fuga e gli Anni del Limbo

Look Me In the Heart
Steamy Windows

La goccia che fa traboccare il vaso cade il 2 luglio 1976. Mentre si trovano a Dallas per un tour, Ike aggredisce brutalmente Tina nel retro di una limousine in viaggio verso l’hotel. Per la prima volta, Tina risponde ai colpi.

Una volta arrivati al Statler Hilton Hotel, mentre Ike crolla in un sonno profondo indotto dalla droga, Tina prende una decisione radicale. Con soli 36 centesimi in tasca e una carta di credito benzina, scappa dal retro dell’hotel, attraversando a piedi un’autostrada trafficata nel cuore della notte per rifugiarsi in un motel vicino, il cui gestore, impietosito, le offre una stanza.

Il divorzio viene ufficializzato nel 1978. Per ottenere la libertà immediata e chiudere la pratica il prima possibile, Tina rinuncia a qualsiasi pretesa economica: lascia a Ike i diritti sulle canzoni, le proprietà e i soldi. Chiede e ottiene una sola cosa: il diritto di mantenere il suo nome d’arte, Tina Turner.

I successivi cinque anni sono durissimi. Per pagare i debiti accumulati a causa dei concerti cancellati per la sua fuga e per mantenere i figli (Craig, nato da una precedente relazione, Ronald, avuto con Ike, e i due figli di Ike che lei aveva adottato), Tina si adatta a fare le pulizie e accetta di esibirsi nei cabaret e nei piccoli club di Las Vegas, considerata dai discografici come una vecchia gloria ormai finita.

Il Più Grande Ritorno nella Storia del Pop: “Private Dancer”

When the Heartache Is Over 
Not Enough Romance

All’inizio degli anni ’80, il manager australiano Roger Davies decide di scommettere su di lei, ripulendo la sua immagine e orientandola verso un suono decisamente più rock e moderno. Dopo aver firmato con la Capitol Records, Tina si trasferisce a Londra per registrare un nuovo album.

Nel 1984, all’età di 44 anni – un’età in cui l’industria discografica dell’epoca considerava le donne già superate – Tina Turner pubblica “Private Dancer”. È un terremoto globale.

Il singolo apripista, “What’s Love Got to Do with It”, conquista il primo posto nella Billboard Hot 100 e diventa il brano firma della sua carriera. L’album vende oltre 20 milioni di copie in tutto il mondo e fa piazza pulita ai Grammy Awards del 1985, vincendone quattro. Tina dimostra al mondo che la sua carriera non è finita: è appena cominciata. Il suo look iconico di quel periodo – giacca di jeans, minigonna di pelle nera e capelli cotonati a spazzola – diventa un simbolo di emancipazione femminile.

Icona Globale, il Cinema e gli Stadi Pieni

I Don’t Wanna Fight
Tina Turner – Tonight (with David Bowie) [Live]

Gli anni successivi sono una cavalcata trionfale. Nel 1985, Hollywood la chiama: interpreta Entity in “Mad Max – Oltre la sfera del tuono” accanto a Mel Gibson. Per la colonna sonora incide la hit mondiale “We Don’t Need Another Hero”.

I suoi tour riempiono gli stadi di tutto il pianeta. Nel 1988, durante il Break Every Rule Tour, entra nel Guinness dei Primati esibendosi davanti a 180.000 spettatori paganti allo stadio Maracanã di Rio de Janeiro: il pubblico più numeroso mai radunato per un singolo artista solista.

Nel 1993, la sua autobiografia “I, Tina” diventa un film di enorme successo intitolato proprio “What’s Love Got to Do with It” (in Italia uscito come Tina – What’s Love Got to Do with It), in cui Angela Bassett interpreta magistralmente la cantante, mostrando al mondo intero gli abusi subiti e la sua incredibile rivalsa. Nel 1995, Tina firma anche la colonna sonora di James Bond cantando la graffiante title-track di “GoldenEye”, scritta da Bono e The Edge degli U2.

Il Ritiro in Svizzera, l’Amore e gli Ultimi Anni

Goldeneye 
Lets Stay Together 

Dopo un ultimo, trionfale tour mondiale per celebrare i suoi 50 anni di carriera (il Tina!: 50th Anniversary Tour tra il 2008 e il 2009), l’artista decide che è giunto il momento di scendere dal palco definitivamente.

Già dalla metà degli anni ’80, Tina ha legato la sua vita a Erwin Bach, un produttore discografico tedesco più giovane di lei di sedici anni. Con lui trova finalmente l’amore puro, rispettoso e protettivo che aveva sempre cercato. La coppia si stabilisce in Svizzera, in una splendida villa sul lago di Zurigo. Nel 2013, Tina rinuncia alla cittadinanza statunitense per diventare cittadina svizzera a tutti gli effetti, e nello stesso anno sposa Erwin con una cerimonia buddista.

Gli ultimi anni della sua vita sono segnati da gravi problemi di salute, affrontati sempre con straordinaria dignità: un ictus nel 2013, un tumore all’intestino nel 2016 e una grave insufficienza renale. Nel 2017, il marito Erwin le salva letteralmente la vita donandole uno dei suoi reni. A questi dolori fisici si aggiungono tragedie immense: la perdita del figlio maggiore Craig, suicidatosi nel 2018, e del figlio Ronnie, morto per un cancro nel 2022.

Tina Turner si spegne serenamente il 24 maggio 2023, all’età di 83 anni, nella sua casa di Küsnacht, vicino a Zurigo.

L’Eredità Immortale

Tina Turner ha venduto oltre 100 milioni di dischi, ha vinto 12 Grammy Awards ed è stata inserita per ben due volte nella Rock and Roll Hall of Fame (prima con Ike nel 1991, poi come solista nel 2021).

Ma i numeri non bastano a spiegare il suo mito. Tina ha abbattuto le barriere dell’età, del genere e della razza. Ha dimostrato che il trauma non deve definire il futuro di una persona e che non è mai troppo tardi per riprendersi la propria vita, la propria dignità e la propria corona.

Un capitolo cruciale, profondamente toccante e spesso ignorato dalla narrazione di massa, riguarda la sua drammatica scelta a favore del suicidio assistito e la successiva rinascita medica.

Tra il 2013 e il 2016, a causa di una grave ipertensione curata in modo errato con l’omeopatia, i suoi reni smisero quasi totalmente di funzionare. Devastata dal dolore fisico dovuto anche a un tumore intestinale e stanca di sopportare le torture della dialisi, Tina Turner prese una decisione radicale: si iscrisse formalmente a Exit, la celebre associazione svizzera che si occupa di suicidio assistito.

Il momento del dramma

L’artista aveva pianificato lucidamente la fine delle sue sofferenze, accettando l’idea che la sua vita biologica fosse giunta al capolinea. La svolta non arrivò da un miracolo della medicina o da una casa discografica, ma da un estremo e silenzioso atto d’amore del marito Erwin Bach.

L’uomo le disse:

Senza che lei gli avesse mai chiesto nulla, si offrì spontaneamente per donarle un organo. Nel 2017 venne eseguito il trapianto che le salvò la vita, strappandola a un destino che lei stessa aveva già scritto. 

Le radici segrete del successo cinematografico

Tina Turner – Sarvesham Svastir Bhavatu (Peace Mantra)
Tina Turner & Eros Ramazzotti – Cose Della Vita – Live Munich (1998)

Un altro dettaglio di rilievo per chi si occupa di musica e cinema riguarda la sua partecipazione al leggendario film rock Tommy degli Who nel 1974.

Pochi sanno che l’interpretazione del personaggio di Acid Queen rappresentò per Tina la prima, vera epifania di libertà. Fu uno dei rarissimi progetti che Ike le permise di realizzare in totale autonomia, senza la sua opprimente supervisione artistica sul set a Londra.

Quella brevissima parentesi di indipendenza le dimostrò, per la prima volta in assoluto, che poteva esistere e brillare anche senza avere un padrone alle spalle. Quel set cinematografico gettò i semi psicologici della sua fuga avvenuta due anni più tardi.

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