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Robbie Williams: Dalle finestre difettose allo scimpanzé digitale. La biografia e le 15 canzoni che hanno fatto la storia
Cosa serve per rimanere sulla cresta dell’onda per oltre trent’anni in un’industria musicale che divora i suoi idoli alla velocità della luce? Se ti chiami Robert Peter Williams (per tutti, semplicemente Robbie), la risposta è un mix micidiale di talento puro, autoironia feroce e la capacità di trasformare i propri demoni personali in intrattenimento da stadio.
Oggi, con oltre 100 milioni di copie vendute e il record assoluto di album al primo posto nel Regno Unito, la popstar britannica sta vivendo una seconda giovinezza. Ma il viaggio per arrivare fin qui è stato tutt’altro che lineare. Ripercorriamolo attraverso la sua vita e le 15 canzoni più belle della sua incredibile carriera.
Dalle finestre difettose al fenomeno dei Take That
Molti fan ricordano il suo esordio folgorante nel 1990 come il membro più giovane e ribelle dei Take That. Pochi sanno, però, che prima di superare quell’audizione a soli 16 anni, il giovane Robbie sbarcava il lunario a Stoke-on-Trent come venditore di infissi e doppi vetri. Un lavoro durato pochissimo: la sua totale onestà lo spingeva a confessare ai potenziali clienti che i prodotti della ditta facevano pena.
Quella stessa urgenza di essere se stesso, senza filtri, lo ha portato nel 1995 a rompere drammaticamente con i Take That nel bel mezzo di un tour mondiale, stanco delle rigide regole della boy band. Da quel periodo ruggente sono nate le prime canzoni memorabili:
- 1. “Back for Good” (1995): Sebbene scritta da Gary Barlow per i Take That, Robbie canta alcune parti e questo brano rappresenta il culmine emotivo prima della sua storica separazione dal gruppo.
- 2. “Freedom” (1996): Il primissimo singolo da solista di Robbie. Una cover di George Michael scelta non a caso: un vero e proprio inno alla libertà ritrovata dopo gli anni “in gabbia” nella boy band.
Il miracolo di “Angels” e il successo planetario
Il passaggio alla carriera solista rischiò inizialmente di trasformarsi in un flop commerciale. Il primo album, Life thru a Lens (1997), faticava a ingranare e la casa discografica era pronta a scaricarlo. Poi, nel dicembre di quell’anno, arrivò la svolta che cambiò per sempre la storia del pop.
- 3. “Old Before I Die” (1997): Il vero primo singolo estratto dal suo album di debutto. Un pezzo rock-pop che metteva già in luce lo stile di vita sregolato e la paura di invecchiare precocemente.
- 4. “Angels” (1997): La ballata che ha salvato la sua carriera. Diventata un successo planetario istantaneo, oggi è considerata una delle canzoni più iconiche della musica britannica di sempre.
- 5. “Let Me Entertain You” (1998): Il pezzo rock con cui Robbie apre quasi tutti i suoi concerti. Un invito energico e sfrontato a lasciarsi trasportare dal suo carisma da showman.
Il Re del Pop degli anni Duemila
Con l’arrivo del nuovo millennio, Robbie Williams si trasforma nel re indiscusso delle classifiche europee, alternando provocazioni visive, ballate romantiche e sogni d’infanzia legati allo swing.
6. “Millennium” (1998):
Il suo primo singolo solista a raggiungere il numero uno nel Regno Unito. Campiona una celebre colonna sonora di James Bond (Si vive solo due volte).
7. “No Regrets” (1998):
Una delle sue canzoni più intime e dolci-amare, dedicata esplicitamente al suo rapporto tormentato con gli ex compagni dei Take That.
8. “She’s the One” (1999):
Una cover dei World Party che Robbie trasforma in una romantica poesia, conquistando un altro primo posto in classifica e vincendo numerosi premi.
9. “Rock DJ” (2000):
Famosa tanto per il ritmo travolgente quanto per il controverso video in cui Robbie si spoglia della propria pelle fino a rimanere uno scheletro. Un successo pop totale.
10. “Kids” (con Kylie Minogue, 2000):
Un duetto esplosivo e sensuale tra le due più grandi icone pop dell’epoca, caratterizzato da un giro di basso indimenticabile.
11. “Supreme” (2000):
Splendido brano che riprende la melodia di I Will Survive in chiave pop-orchestrale. Il video è un bellissimo tributo al mondo della Formula 1 degli anni ’70.
12. “Somethin’ Stupid” (con Nicole Kidman, 2001):
Robbie realizza il sogno di incidere un album swing registrato nei Capitol Studios di Los Angeles, e per questo classico si fa accompagnare dalla star di Hollywood.
La consacrazione a Knebworth e i demoni personali
Il picco commerciale arriva nel 2002 con l’album Escapology. Nel 2003, Robbie si esibisce a Knebworth davanti a 375.000 persone in tre notti: un record tuttora imbattuto per la musica dal vivo nel Regno Unito. Eppure, dietro i trionfi, Robbie lotta contro forti depressioni e dipendenze da farmaci e alcol.
13. “Feel” (2002):
Forse il suo capolavoro interpretativo. Una canzone malinconica che parla della difficoltà di amare e di trovare un senso profondo nella vita reale.
14. “Come Undone” (2003):
Un testo crudo e vulnerabile che fotografa perfettamente il suo stato mentale dell’epoca, sospeso tra il successo e l’autodistruzione.
Un biopic shock e il ritorno alle origini
Se c’è una cosa che Robbie Williams non ha mai sopportato è la banalità. Lo ha dimostrato chiaramente con il suo biopic musicale Better Man, diretto dal regista Michael Gracey. Invece di ingaggiare un attore somigliante, Robbie ha preteso di essere rappresentato per l’intera durata del film da uno scimpanzé antropomorfo in CGI. Una scelta bizzarra che nasconde una profonda verità: “Mi sono sempre sentito una scimmia ammaestrata, gettata sul palco a fare i numeri davanti al pubblico”, ha confessato.
Anche le strategie discografiche mostrano la sua intelligenza: per il suo tredicesimo album in studio, significativamente intitolato BRITPOP, l’artista ha ammesso di aver posticipato l’uscita per evitare lo scontro diretto con il ciclone commerciale di Taylor Swift, proteggendo la sua striscia di debutti al numero uno. Per l’occasione è tornato a indossare la leggendaria tuta da ginnastica rossa sfoggiata al Festival di Glastonbury nel 1995, l’anno della sua “fuga” verso la libertà.
15. “Candy” (2012):
Scritta insieme all’amico ritrovato Gary Barlow, questa traccia pop irresistibile ed energica rappresenta il suo grande ritorno alla leggerezza e al successo radiofonico moderno. Un biopic da shock: perché Robbie nel film è uno scimpanzé? Se c’è una cosa che Robbie Williams non ha mai sopportato è la banalità. Lo ha dimostrato chiaramente con il suo attesissimo biopic musicale, Better Man, diretto dal regista di The Greatest Showman, Michael Gracey. Invece di ingaggiare un attore somigliante, Robbie ha preteso di essere rappresentato per l’intera durata della pellicola da uno scimpanzé antropomorfo in CGI. Una scelta bizzarra che nasconde una profonda verità psicologica: “Mi sono sempre sentito una scimmia ammaestrata, gettata sul palco per fare i numeri davanti al pubblico”, ha confessato l’artista. Il contrasto tra la vulnerabilità della sua storia (segnata da depressione e dipendenze) e l’alienazione visiva della scimmia digitale ha reso il film un cult istantaneo.
La stabilità oltre i riflettori
Dietro lo showman istrionico c’è oggi un uomo che ha trovato la pace. Dal 2010 è sposato con l’attrice Ayda Field, la donna che lo ha letteralmente salvato dai suoi momenti più bui. Insieme a lei e ai loro quattro figli, Robbie ha trasformato la sua vita in un rifugio sicuro, dimostrando che si può sopravvivere al tritacarne del pop mondiale e uscirne, finalmente, vincitori.


